25^ GIORNATA TIRRENIA - CARMENTA 2 - 3
E venne anche la fine del campionato. Con una giornata di anticipo, osservando il nostro turno di riposo, abbiamo scritto la parola "The End" su di una stagione che in questa rubrica semiseria è stata descritta spero in modo divertente e completo. Piccolo passetto a ritroso, e raccontiamo quello che è successo nella trasferta di sabato scorso in quel di Pisa. Siamo partiti con molta calma come al solito, e dopo un viaggio lungo siamo arrivati nella ormai nostra seconda patria, cioè la Toscana. Credo che dopo tutte le trasferte di quest'anno, se ci carichi in un qualunque pulman, di una qualunque linea, il mezzo se lasciato libero di andare per i cazzi suoi, con noi a bordo in totale libertà, si mette in moto e si catapulta verso la patria di Dante, tante sono state le scorribande in questa regione. Che poi l'avessimo vista almeno. Tipo sabato scorso per dire, siamo arrivati con un bel po' di ritardo, abbiamo mangiato, e col boccone ancora quasi in bocca siamo corsi a digerire, praticamente giocando. E questo lo si è visto soprattutto durante la partita. Gente che deambulava in cerca di una digestione approssimativa, per tornare a essere giocatori di calcio a 5. Ma niente da fare, c'è voluto praticamente tutto il primo tempo, perchè si tornasse ad essere una quasi compagine che dall'alto della sua posizione in classifica, dettasse legge per l'ennesima volta, come abbiamo fatto nel corso dell'intera stagione. Ma cosa volete farci, non è che il Tirrenia abbia fatto il diavolo a quattro in questa partita. Si sono presentati con una formazione rimaneggiata, senza brasiliani, e di conseguenza lo spettacolo ne ha risentito. Penso che il motivo sia stato per problemi interni, ma nelle cose altrui non mi sembra elegante ficcarci il naso. Noi comunque non è che ci siamo dannati più di tanto. Abbiamo fatto il compitino come spesso ci è capitato di fare dopo che abbiamo stravinto il campionato. Logico? Umano? Comprensibile? Adesso basta, e qui ci starebbe da Dio una imprecazione, ma non posso per motivi di squalifiche in ambito sportivo. Adesso basta si diceva, e il motivo di questo mio grido di battaglia, deriva dalla consapevolezza che mercoledì ci andiamo a giocare, in quel di Roma, quella che per la storia della nostra società potrebbe essere la partita della vita. Ma vi rendete conto, noi un piccolo paesello che si va a giocare una finale di Coppa Italia, nella città eterna? Non capita tutti i giorni, e per molti di noi potrebbe essere veramente una partita che racconteremo al bar tra qualche anno. Ti ricordi di quella volta che venivamo da un periodo cazzone, che avevamo perso la nostra intensità, i nostri occhi della tigre, la nostra aggressività e che insomma si era diventati quasi una squadra come tutte le altre? Ti ricordi che nei giorni antecedenti la partita, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti che, saremmo anche la squadra di un piccolo paesello, ma che se avevamo messo sotto tutto un girone di serie B, qualche attitudine per questo sport ce l'avevamo? Ti ricordi che il mercoledì successivo siamo andati in campo contro la squadra ospitante il Cogianco che ci aspettava per farci neri ed invece gli abbiamo fatto un c.... mazzo così; tanto che molti di quei giocatori avversari, dopo averci visto in partita, hanno mollato tutto e si sono reinventati: chi ballerini di tango, chi avventurieri e chi, dopo previa operazione, puttanoni, tanto che adesso li puoi trovare solo nei peggiori bar di Caracas? Certo sarebbe bello trovarsi a ricordare tutto questo. Però ragazzi, e qui torno serio, dipende molto se non tutto da noi stessi. Dimentichiamo il passato, noi siamo una squadra che deve le sue fortune a l'alchimia che si è venuta a creare al nostro interno. Un bilanciato insieme di movimenti e di situazioni studiate e ripetute in modo approfondito, che porta il singolo giocatore a dare il suo meglio all'interno appunto, di questa concezione di gioco d' insieme. La nostra forza è la compattezza, l'essere tutti al servizio di tutti, sia con il comportamento, che magari con una parola di incoraggiamento nei confronti di un compagno in momentanea difficoltà. Sono sicuro che in una partita di questa importanza, troveremo quello che da qualche tempo ci è mancato e cioè il nostro carburante principale: l' adrenalina. Dai ragazzi, noi siamo fatti così, noi dobbiamo fiutare la preda, dobbiamo studiarla, sentire l'odore della sua paura e il profumo della nostra forza, e solo allora, da grandi predatori, colpire senza nessuna pietà di sorta, col massimo rispetto di tutti, ma con la assoluta consapevolezza della nostra forza. Capite perchè mi dilungo su quello che verrà, piuttosto che sulla soporifera partita di sabato scorso. Incontro che a parte i due soliti gol di Diego e uno di Enrique, va in archivio col fatto del giorno: l'esordio dal primo minuto del portierone nostro che vola nei cieli: Alefonta. Sui gol incolpevole, ti cava degli ottimi interventi, uno su tutti una deviazione in angolo su un tiro maligno che, vedendolo volare, mi è venuto in mente un vecchio carosello di molti anni fa, sul personaggio di Jo Condor, che terrorizzava una intera vallata con le sue picchiate e che alla fine dello spot a chi restava incredulo sulle sue possibilità ripeteva :" E che c'ho scritto Jo Condor ?", poi arrivava il gigante buono che lo cazziava, ma quello non se lo ricorda più nessuno, quello che resta nell'immaginario collettivo è la figura di chi vola, di chi anche magari solo per un attimo stacca i piedi dal suolo e va sopra a tutto e a tutti, come appunto solo i grandi portieri sanno fare. Altro da dire della partita di sabato? Mi sembra di no, e comunque molto più importante abbassare lo sguardo, chiuderci in noi stessi e ognuno metta la propria consapevolezza e determinazione al servizio della cosa che in questo momento, viene prima di tutto e cioè: il bene e il prestigio del Carmenta. Naturalmente, avrete capito che il bar non chiude perchè è finito il campionato, anzi, quello a cui stiamo andando incontro, è forse l'epilogo più bello e appassionante di una stagione che ha visto primeggiare e dettare legge la solita e lasciatemelo dire fortissima: Combriccola del Mene. A Roma , porterò con me il computer, sarebbe bello che dovessi fare le mie chiacchiere da bar direttamente dalla capitale, vorrebbe dire fermarsi per qualche giorno che dobbiamo terrorizzare anche quelle zone. Alla prossima brava gente...................................